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LA STORIA Il territorio di Valle di Soffumbergo, grazie alle particolari tipologie morfologiche dell’ambiente (molti anfratti e grotte nascoste nei boschi che permettono ottimi rifugi naturali), risulta abitato già dall’antichità. Tracce di attività dell’uomo preistorico sono state rinvenute nella grotta “Foran di Landri”, oltre a numerosi fossili di mammiferi, databili in un arco di tempo che va dall’Età del Ferro al tardo Neolitico (i reperti sono custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli). Durante l’epoca romana è probabile che sulla sommità del Monte San Lorenzo si trovasse un “posto di vedetta”, sui cui ruderi sarebbe poi stata costruita la Chiesa dell’omonimo santo. Nell’Alto Medioevo (XI - XIV secolo) la storia friulana ruota attorno al dominio della Chiesa di Aquileia. I Patriarchi assegnano il territorio di Valle alla signoria dei Soffumbergo, residenti nell’omonimo castello edificato sulla cima del monte Balcone, sopra Campeglio. La giurisdizione del feudo rimane ai Soffumbergo fino al 1352 quando, avendo essi partecipato alla congiura che porta all’uccisione del Patriarca Bertrando, il castello viene assaltato e i signori di Soffumbergo cacciati. La giurisdizione del feudo viene in seguito assegnata ad un Capitano, con i compiti di curare la riscossione degli affitti e del fisco e decidere sulle liti fra i sudditi. Con la caduta del Patriarcato e l’avvento della Serenissima nel 1512, il Luogotenente veneto assegna il Capitanato di Soffumbergo ai Signori di Strassoldo, con tutti i poteri. La popolazione di questo periodo segue un corso ascendente: nel 1600 a Valle vivono 24 famiglie, nel 1662 risultano 43. Sono famiglie di tipo patriarcale: la ricchezza dipende dall’estensione dei poderi, dai capi di bestiame posseduti e dalla capacità di scambiare quanto prodotto. Alla fine del Settecento Valle è ancora isolata: non esistono strade e le comunicazioni con i paesi vicini avvengono attraverso sentieri impervi. Con la dominazione veneta, nel territorio viene introdotta la coltivazione del mais e della patata, che cambia e innova profondamente la cultura agricola e alimentare della zona. Purtroppo però i Veneziani attuano anche la spogliazione dei boschi: si dice che in quarant’anni, nel territorio tra Faedis e Torreano, i Capitani dei boschi abbiano trasformato in carbone ottomila giganteschi alberi di castagno! Durante l’avanzata dell’esercito francese Valle, come gli altri borghi montani del cividalese, concede un rifugio sicuro alle popolazioni in fuga dai paesi della pianura friulana. Con il trattato di Campoformido del 1797, che determina la fine della Serenissima, il territorio di Valle passa sotto il Lombardo - Veneto. I movimenti rivoluzionari del periodo risorgimentale e i successivi eventi bellici che contrappongono i Piemontesi agli Austro-Ungarici portano alla costituzione del Regno d’Italia, i cui confini orientali corrono lungo il corso del fiume Iudrio, includendo al loro interno anche il territorio di Valle, senza però portare alcun cambiamento alle precarie condizioni di vita degli abitanti. La zona di Faedis e delle sue frazioni rivestì un ruolo di primo piano durante i drammatici eventi del secolo scorso. Prima subendo l’impatto e la crudezza degli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale, poi da protagonista durante il secondo conflitto mondiale e la lotta per la liberazione. A Faedis, già prima dell’8 settembre 1943 era nato un reparto di resistenza antifascista “Distaccamento Garibaldi”, con sede nelle vicinanze di Stremiz, volto alla creazione di un centro di reclutamento di partigiani nella valle del Grivò. Nelle stesse vallate si formò il primo comando unificato Garibaldi/Osoppo e prese vita la cosiddetta Zona Libera Orientale. Nel febbraio 1945, i monti sopra Faedis furono teatro di uno degli episodi più oscuri e dolorosi della guerra di liberazione: l’eccidio delle malghe di Porzûs, nel quale trovarono purtroppo la morte alcuni partigiani della brigata “Osoppo” per mano di gappisti garibaldini. Dopo la guerra l’intero territorio di Valle viene assoggettato a servitù militare: non può essere in alcun modo favorito lo sviluppo di queste zone. La miseria quindi e il desiderio di maggior fortuna spingono la gente ad emigrare provocando un lento ed inesorabile calo demografico. Nei primi anni cinquanta a Valle risiedevano oltre quattrocento persone in più di novanta famiglie, la popolazione attuale è inferiore alle venti unità. |