LE GROTTE

Dalla piazza di Valle, superate le ultime case e camminando in mezzo a terrazzamenti un tempo coltivati, si sale il colle Cris fino alla fonte Caiuseza, un tempo ritrovo di boscaioli e oggi abbeveratoio della fauna di bosco. Da qui, sempre su un comodo sentiero, si scende al casale Pèc (507 metri s.l.m.); ancora un ripido passaggio e a sinistra appare la Grotta Foran di Landri. La cavità si apre sulla balza di roccia con cui il pianoro di Pocivalo si interrompe a sud chiudendo la valle di Prestento. Il Foran costituisce la manifestazione più appariscente del carsismo sviluppatosi nella zona. Due ingressi conducono, tramite una specie di vestibolo, ad una sala circolare ampia una quindicina di metri, occupata in parte da un laghetto alimentato dal ruscello omonimo, che scaturisce da un sifone posto in una saletta secondaria situata oltre il fondo della sala principale. Nel vestibolo, a sinistra, a 11 metri dal suolo, si apre un cunicolo che, dopo una ventina di metri, conduce in un’altra sala con vaschette.

Nel 1920 furono portati alla luce, con uno scavo stratigrafico, numerosi reperti che testimoniavano il fatto che questa grotta fosse abitata dall’uomo neolitico e che fu sede di ulteriori episodi di frequentazione tra l’età del ferro e l’età altomedievale. Tra i reperti, un canino d’orso delle caverne, un pendeloque in pietra verde, una fibula di provenienza etrusca.

Ritornati sul sentiero che porta a Prestento, si prosegue verso il basso. Deviando ancora una volta, sulla destra, si arriva alla Grotta Foran des Aganis, risorgiva carsica alle pendici del monte Picat, il cui nome è legato alla leggenda delle Agane, ninfe dell’acqua, la cui voce sembrava provenire dall’interno della cavità (si tratta in realtà del rumore dell’acqua che scorre nella grotta).